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di Giulia Visintin
"allora gli ho detto che avrei accettato, a patto che mi lascino fare come mi pare. E così è stato" (1)
La notorietà dell'ingegnere abruzzese Corradino d‘Ascanio (2) è legata a due mezzi di trasporto nati nel ventesimo secolo: l'elicottero e il veicolo a due ruote prodotto dalla Ditta Piaggio, usato in tutto il mondo e noto col nome di Vespa. Ma queste due imprese sono solo le più importanti, e durevoli, nella miriade di studi, progetti e sperimentazioni cui d‘Ascanio non ha mai smesso di dedicarsi durante la sua lunga esistenza.
Ne abbiamo varie testimonianze, e prima di tutto dai ricordi stessi dell'ingegnere: «A dieci anni costruii per la prima volta un planeur. Mi ero preso d'amore per una signorina che viveva con la famiglia nel vicino paese di Bussi. La distanza da Popoli era grande allora pensai di volare, di innalzarmi volando sulla casa del mio sogno, e così costruii il mio piano volante con assicelle d'abete, e dell'ampiezza di circa dieci metri quadrati. Ma l'apparecchio rimase inerte sulla grande terrazza della mia casa» (3).
Quel primo insuccesso non diminuì la passione di d‘Ascanio per i velivoli: «L'aviazione è stata ed è per me una continua febbre. Fin da bambino volare era per me il sogno più bello e più accarezzato» (4).
D‘Ascanio ha frequentato il Politecnico di Torino: una fotografia del 1911 lo mostra studente, con un bel sorriso e fra le mani violino e archetto: anche la musica, dunque, fa parte dei suoi interessi. Il 6 novembre 1914 si laurea in ingegneria industriale meccanica e subito dopo si arruola, volontario, nell'arma del Genio, presso il "battaglione aviatori" di Torino. è la prima delle varie sedi in cui si dedicherà alla costruzione di macchine volanti. Un esempio rappresentativo del suo modo di lavorare è lo scritto Inconvenienti su aeroplani durante la prima guerra mondiale 1915-1918 con mio intervento risolutivo, dove descrive in quale modo ha potuto risolvere una vera e propria paralisi degli aeroplani provocata dal freddo. Il rimedio fu l'aggiunta sotto il cofano di una tubazione che raccogliesse i gas di scarico e riscaldasse il motore. La chiosa finale rappresenta bene uno spirito concreto e positivo, alla ricerca non di un rimedio quale che sia, ma della soluzione migliore che si possa trovare: «però io sentii il dovere di avvertire i miei superiori che quello che avevo fatto era un ripiego per eliminare in brevissimo tempo il lamentato inconveniente ma che in definitiva occorreva studiare qualcosa di più semplice» (5).
Nel 1916 viene assunto dalla Società anonima per costruzioni aeronautiche ing. O. Pomilio & C., con sede a Torino, in rapporti con l'aviazione militare. Ma l'intensa attività professionale non gli impedisce di dedicare la sua inventiva anche a faccende meno elevate, benché utili e pratiche:
1917 - Si fidanza a Popoli con Paola Paolini, che sposerà il 20 ottobre e dalla quale avrà due figli, Giacomo e Giorgio. Per comunicare con lei, in assenza di telefono, inventa un marchingegno a pile che sfrutta la rete elettrica d'illuminazione (6).Oppure nel 1921 deposita un brevetto per un Forno elettrico a media capacità termica per cottura di pane e per pasticceria.
Nel dopoguerra lavora per alcuni anni in Italia e negli Stati uniti. Qui fra l'altro
progetta un aereo monoposto con motore Harley Davidson 16 HP, motore che - come si
capisce dal nome - è fabbricato per le motociclette. Non trova però una sistemazione
soddisfacente e si vede costretto ad «abbandonare per ora l'ingrata aviazione [...]
pur tanto indicata per castelli in aria...» (7), e a fare ritorno a Popoli.
Anche qui, naturalmente, il solo esercizio della professione non esaurisce le sue
energie. Ancora in America, aveva osservato una certa «pietra bituminosa che si trova
nello stato dell'Utah, che è nel centro degli Stati Uniti verso il sud; da questa
pietra con un processo molto economico si può ricavare l'olio minerale e tutti gli
altri derivati come petrolio, benzina, ecc. Naturalmente io poco credo nel successo
in questo paese dove non c'è bisogno di processi speciali per avere il petrolio che
esiste allo stato naturale in grandissima quantità, penso invece che in Italia la
cosa cambierebbe aspetto.
A un dieci minuti di cammino sulla strada che va a Bussi, vicino alla confluenza del
fiume [...] Giardino col Pescara, in un punto dove hanno scavato della breccia esiste
della roccia bituminosa, che all'aspetto e dall'odore prodotto quando è bruciata
somiglia tutta a quella pietra dell'Utah» (8).
Tanta curiosità e inventiva sembrano trovare una sede adatta nella società che d‘Ascanio costituisce nel 1925 con Pietro Trojani di Pescosansonesco per «far sorgere e prosperare un'industria aviatoria in questa industriosa zona d'Abruzzo» (9). Se pure i progetti legati alla costruzione di elicotteri — ai quali d‘Ascanio teneva soprattutto — non raggiungono i risultati sperati, nell'ambito della società si può dare forma, perlomeno di brevetto, a molte delle sue idee. Sono per lo più legate all'aeronautica, ma vi si trova anche un Segnalatore di eccesso di velocità per veicoli o un Utensile manuale per la cucitura od imbastitura automatica di tessuti e simili, oltre a tre apparecchiature di cui si parlerà poco più avanti. L'ingegnere inizia poi nel 1931 la collaborazione con la Piaggio, dove può concentrarsi sulle macchine alle quali è più interessato, dapprima occupandosi di eliche poi — finalmente — della costruzione di elicotteri. E negli anni della ricostruzione postbellica della realizzazione della Vespa. La Piaggio lo ha commemorato con una mostra nel museo di Pontedera intitolato a Giovanni Alberto Agnelli (10), compresa la ricostruzione dello studio che l'ingegnere occupava nello stabilimento. Dopo la mostra, il suggestivo allestimento è stato conservato, entrando a far parte del museo (11).
Ma tornando agli anni Venti, prima dell'innalzarsi in volo di un suo elicottero e prima della diffusione planetaria della Vespa — e non c'è da dubitare quale gli stesse più a cuore — troviamo tre progetti e altrettanti brevetti di macchine per il trattamento di documenti.
Nell'ambito della società costituita da d‘Ascanio e Trojani, i brevetti furono depositati a nome di entrambi:
La macchina definita di uso e funzionamento semplicissimo viene così descritta in una relazione:
nell'interno della macchina vi è una striscia di carta avvolta su due rulli cilindrici paralleli, strisce del tutto simili a quelle usate per gli autopiani (13). Questa carta scorre davanti ad una serie di punzoncini meccanicamente connessi ai tasti. Siccome sia le lettere che i numeri possono essere rappresentati da opportuni raggruppamenti di fori è facile comprendere come sia possibile eseguire sulla striscia di carta una registrazione qualsiasi, sottoforma di una fila di fori variamente distanziati fra di loro.
La carta in parola scorre anche davanti ed a contatto di una specie di flauto avente una fila di fori disposti parallelamente ed in modo corrispondente con la fila dei punzoncini.
Tutti i fori del flauto sono connessi mediante tubicini con dei piccoli mantici, che sono connessi a loro volta con un aspiratore pneumatico centrale. Evidentemente, funzionando l'aspiratore, quando i fori del flauto sono aperti, i mantici sono dilatati, quando sono chiusi invece, i mantici rimangono contratti. Ora l'apertura e la chiusura dei fori del flauto avverranno in modo vario a seconda della disposizione dei fori di registrazione sulla striscia di carta. I mantici sono connessi meccanicamente ognuno ad un commutatore elettrico, uguali commutatori sono applicati, secondo opportuni gruppi a vari tasti delle lettere e dei numeri, e i commutatori dei mantici e quelli dei tasti sono elettricamente connessi fra di loro in modo opportuno.
è facile comprendere ora come quando vi sia corrispondenza fra i tasti abbassati e una delle registrazioni fatte sulla carta, si possa, per l'azione dei mantici, aprire - chiudere un circuito elettrico, che permette alla corrente di alimentare la lampada di avviso e gli apparecchi indicatori. La cancellazione avviene praticando un foro supplementare in corrispondenza di una registrazione fatta, in questo modo, non potendosi mai verificare la corrispondenza fra i tasti abbassati e i gruppi di fori della carta il circuito elettrico rimarrà sempre interrotto"» (14).
Lo schedario brevettato nel 1929, a sua volta, è «un apparecchio per la ricerca di
una scheda corrispondente a dati ricercati, la quale ricerca si compie
automaticamente ed istantaneamente con la semplice riproduzione dei dati suddetti su
una tastiera, ed il ritrovamento della scheda corrispondente ad essi viene segnalato
automaticamente.
L'apparecchio comprende mezzi meccanici, elettrici, o pneumatici, mossi da una
tastiera per l'azionamento di contatti elettrici in corrispondenza del posto di ogni
scheda individuale, e costituisce quindi uno schedario elettromeccanico. Ogni scheda,
a sua volta è munita, in corrispondenza a tali contatti elettrici del posto dello
schedario in cui viene introdotta [...]» (15).
Queste invenzioni non trovarono poi una stabile realizzazione industriale, ma ne è esistito almeno un prototipo, di cui rimane qualche fotografia. Come si sa, allora e per vari decenni successivi, le macchine che altrove si realizzarono con successo allo stesso scopo si servirono di mezzi simili: nastri, fori, contatti elettrici. L'uso di nastri per la registrazione dei dati, in particolare, è proseguito a lungo anche dopo l'adozione dei supporti magnetici in luogo della carta perforata. L'ingegnere non ebbe in sorte di proseguire lungo quella strada: la competenza, la curiosità e la tenacia di Corradino d‘Ascanio hanno dato frutti concreti e durevoli in altri campi. Eppure, anche se non ci serviamo delle sue macchine, ma dei ben più complessi strumenti oggi disponibili in materia di documenti, non pare inutile ricordare il suo saggio proposito: «in definitiva» ripromettersi sempre di «studiare qualcosa di più semplice».
fotografia, 27 giugno 1925, del prototipo della macchina
descritta nel brevetto 239976 in Mostra 1986, p. 225
(1) Qui e oltre le citazioni sono da Corradino d‘Ascanio, tranne dove diversamente indicato. La frase è tratta da una lettera ai figli Giacomo e Giorgio, non datata ma attribuibile ai primissimi tempi del lavoro che porterà alla creazione della Vespa, circa 1945, riprodotta in: Corradino d‘Ascanio: uomo genio mago mito: 22 novembre 2011-31 gennaio 2013, Fondazione Piaggio, Pontedera 2011 (http://id.sbn.it/bid/URB0921277), volume pubblicato in occasione della mostra (d'ora in poi: Mostra 2011), p. 30-31 (30).
(2) Nato a Popoli il 1° febbraio 1891, morto a Pisa il 5 agosto 1981. La voce "d‘Ascanio, Corradino" nel Dizionario biografico degli italiani è stata redatta da Alberto Mondini, https://www.treccani.it/enciclopedia/corradino-d-ascanio_(Dizionario-Biografico)/.
(3) Citato da Sandro Marinacci, Quando d‘Ascanio disse: la Vespa mi ha punto..., in Il Centro, https://www.ilcentro.it/abruzzo/quando-d-ascanio-disse-la-vespa-mi-ha-punto-1.1463692, traendolo da una intervista pubblicata nella Gazzetta del popolo, anno 83, n. 281 (26 nov. 1930), p. 3.
(4) Citato da Giovanni Antonio Fiorilli, Corradino d‘Ascanio e la ricostruzione del dopoguerra, in Corradino d‘Ascanio dall'elicottero alla Vespa: mostra documentaria: Torre de' Passeri, 19 aprile-18 maggio 1986; Pescara, 25 maggio-30 giugno 1986; Popoli, 20 luglio-24 agosto 1986, Sovrintendenza archivistica per l'Abruzzo e il Molise, Pescara 1986 (http://id.sbn.it/bid/CFI0023569), disponibile anche a https://dgagaeta.cultura.gov.it/public/uploads/documents/PIA/5225af74721dc.pdf (d'ora in poi Mostra 1986), p. 159-191 (159), traendolo da una intervista pubblicata in precedenza.
(5) Citato da Iolanda D'Incecco, Corradino d‘Ascanio: appunti biografici, Mostra 1986, p. 23-44 (23).
(6) Dalla sintetica biografia in Mostra 2011, p. 170.
(7) Citato da Iolanda D'Incecco, Corradino d‘Ascanio: appunti biografici, Mostra 1986, p. 23-44 (34).
(8) Da una lettera a lettera a Peppino d‘Ascanio, New York, l luglio 1919, in Mostra 1986, p. 35, qui con una piccola modifica.
(9) Citato da Iolanda D'Incecco, Corradino d‘Ascanio: appunti biografici, Mostra 1986, p. 23-44 (37).
(10) Mostra 2011.
(11) Visibile anche in rete, nella ripresa video degli spazi del museo, a https://mpembed.com/show/?m=adC4SG6mPtB&mdir=1&mt=1&mdirsearch=1.
(12) La documentazione è stata presentata nella Mostra 1986.
(13) Strumenti musicali meccanici, noti anche come pianole.
(14) Iolanda D'Incecco, Corradino d‘Ascanio: appunti biografici, Mostra 1986, p. 38, che cita passi del brevetto 239976.
(15) Dalla fotografia della prima pagina del brevetto 278989, presentata nella Mostra 1986 (p. 240).
La validità dei link citati è stata accertata il 4 febbraio 2026.
Cent'anni fa, elicotteri e documenti = (ISKO Italia. Documenti. La bottega del sapere) — <https://www.iskoi.org/doc/gatto/visintin.htm> : 2026.02.09 - 2026.02.10 -